Polizze per la casa: nel 2018 la richiesta è aumentata del 13%

12 luglio 2018 di ilbroker

Il 63,5% di chi parte per le ferie ha paura che l’abitazione venga svaligiata durante le ferie; tutelarsi con un’assicurazione è possibile e i costi tutt’altro che proibitivi.

Le ferie sono un momento tanto atteso, ma quando arriva l’ora di partire, sono molti i vacanzieri che lasciano casa con la preoccupazione che possa accadere qualcosa di brutto durante l’assenza; ecco quindi che aumenta l’offerta di assicurazioni dedicate alla protezione dell’abitazione e, parallelamente, l’interesse degli italiani verso questi prodotti. Secondo l’analisi di Facile.it, le richieste di polizze casa raccolte tramite il portale nel corso dei primi 5 mesi del 2018 sono aumentate del 13% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Ma quali sono le paure più comuni? Per rispondere alla domanda, Facile.it ha commissionato un’indagine all’istituto di ricerca mUp Research condotta, con l’ausilio di Norstat, su un campione rappresentativo della popolazione nazionale*. Fa riflettere che una delle principali preoccupazioni dei vacanzieri sia che qualcuno approfitti della lontananza estiva per insediarsi abusivamente in casa; timore esplicitamente indicato da più di 5,2 milioni di italiani, vale a dire quasi 1 adulto su 6 tra chi farà le ferie.

Dal furto al gas aperto, (quasi) tutti hanno almeno una paura

Dall’indagine emerge che tutti, o quasi, hanno paura; il 95,5% di chi quest’anno andrà in vacanza ammette di avere almeno una preoccupazione legata alla lontananza da casa.

Guardando la classifica delle paure più sentite dagli italiani, al primo posto si trova il timore di subire un furto in casa; preoccupazione indicata dal 63,5% dei rispondenti, pari a 22,6 milioni di nostri connazionali.

«Oltre a proteggere l’immobile con sistemi antintrusione, è possibile tutelarsi con un’apposita polizza che consente, in caso di furto, di ottenere il risarcimento dei beni sottratti e degli eventuali danni causati dai ladri», spiega Lodovico Agnoli, responsabile new business di Facile.it. «Si tratta normalmente di garanzie aggiuntive a pacchetti assicurativi più ampi dedicati alla protezione dell’abitazione, il cui premio base parte da circa 5 euro al mese, valore che aumenta in relazione all’ubicazione e alle caratteristiche dell’immobile, nonché alla somma che si intende assicurare. A questo proposito – continua Agnoli – è importante considerare che, in caso di intrusione, il risarcimento viene calcolato “a primo rischio assoluto” e l’assicurazione rimborserà il contraente fino a un valore massimo pari a quello indicato nel contratto. È quindi fondamentale stimare con attenzione gli oggetti che abbiamo in casa perché proprio da questa valutazione dipenderà sia il costo della polizza, sia il risarcimento che potremo ottenere.».

Continuando a scorrere la classifica delle paure di chi parte per le vacanze, al secondo posto c’è quella di aver dimenticato a casa i documenti o i biglietti di viaggio; un timore che accomuna più di 10,2 milioni di italiani, pari al 28,8% di chi farà le ferie.

Al terzo posto si posiziona la paura, esplicitamente citata da 7,7 milioni di connazionali, di aver lasciato porte o finestre aperte (21,7%); una preoccupazione legata non solo ai topi d’appartamento, ma anche ad eventuali danni che l’abitazione può subire a causa del maltempo.

Altra preoccupazione tipica di chi va in ferie, spesso causa di dietrofront a pochi minuti dalla partenza, è quella di aver dimenticato il gas (14,5%) o il rubinetto (7,6%) aperti.

«Bisogna fare molta attenzione alle dimenticanze», sottolinea Angoli «perché anche quando si è assicurati con una polizza casa, se il danno è agevolato o causato da un comportamento negligente del contraente, la compagnia potrebbe negare il rimborso.».

Donne e uomini: chi ha più paure?

Interessante notare come i timori siano differenti a seconda che a partire sia un uomo o una donna. Se la paura di subire un furto in casa è, seppur di poco, percepita in misura maggiore dagli uomini (65,2% contro il 61,8% delle donne), è alla voce “dimenticanze” che si vedono le differenze più significative. Guardando alle risposte delle donne, il 33,2% dichiara di aver paura di scordare i documenti o i biglietti a casa (contro il 24,2% degli uomini), il 27,1% teme di lasciare porte o finestre aperte (contro il 16,1% degli uomini) e il 18,1% di dimenticare il gas aperto (solo il 10,9% degli uomini). Saranno più attenti i maschietti oppure è più spesso la donna a doversi occupare dei preparativi del viaggio, ansie incluse?

Età, provenienza e nucleo familiare

Dati curiosi emergono analizzando le risposte in base all’età; se è vero che le prime tre paure in classifica sono comuni a tutti gli italiani, indipendentemente dall’anno di nascita, è interessante notare come gli under 35 abbiano più paura di dimenticare qualcosa rispetto agli over 35. Se si guarda, ad esempio, al timore di scordare i biglietti di viaggio o i documenti, è quasi il 50% degli under 35 ad ammettere di avere questa preoccupazione mentre, tra gli over 35, solo il 22%. Viceversa, chi ha più di 35 anni risulta aver più paura dei furti in casa rispetto a chi di anni ne ha meno.

Interessante inoltre notare come, guardando alle risposte da un punto di vista geografico, non emergano significative differenze, segno che, quando si parla di questo genere di paure, gli italiani sembrano essere concordi nel condividere le stesse preoccupazioni.

Analizzando i dati in base alla dimensione del nucleo familiare, infine, emerge che all’aumentare del numero di persone in famiglia, crescono le paure, soprattutto quelle di dimenticare qualcosa.

Scontri successivi tra veicoli incolonnati in sosta…

3 luglio 2018 di ilbroker

Con ordinanza n. 15788/2018 la Cassazione ha affermato che, in caso di scontri successivi tra veicoli incolonnati in sosta, va ritenuto responsabile il conducente che ha determinato le collisioni, tamponando da tergo l’ultima delle vetture della colonna stessa.

Nella fattispecie conducente e proprietario del primo veicolo della colonna avevano agito in giudizio contro proprietario e conducente del veicolo in coda al tamponamento e la relativa compagnia assicuratrice chiedendo il risarcimento danni.

In sede di merito la domanda attorea non trovava accoglimento in quanto non avanzata anche nei riguardi di conducente e proprietario del primo veicolo tamponante: secondo i giudici nelle ipotesi di tamponamenti a catena va presunta la colpa in egual misura di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli, in assenza di prova liberatoria per dimostrare di aver fatto tutto il necessario per evitare il danno (art. 2054 c.c.).

Secondo i ricorrenti unico responsabile dell’incidente è il terzo veicolo coinvolto, sopraggiunto a grande velocità mentre gli altri veicoli procedevano lentamente ed erano quasi fermi.

Secondo la Suprema Corte in caso di tamponamento a catena tra veicoli in movimento si applica l’art. 2054 comma 2 c.c., con conseguente presunzione di colpa in eguale misura di entrambi i conducenti di ciascuna coppia di veicoli (tamponante e tamponato).

Se gli scontri successivi si verificano fra veicoli incolonnati in sosta, unico responsabile degli effetti delle collisioni è il conducente che le abbia determinate, tamponando da tergo l’ultimo dei veicoli della colonna stessa.

Non opera, quindi, nel caso in oggetto l’art. 2054 c.c. in quanto è stato il veicolo sopraggiunto ad alta velocità a provocare la spinta in avanti all’ultimo veicolo della colonna causando un tamponamento a catena delle altre vetture: il principio da applicare è quello che ritiene responsabile delle successive collisioni “l’ultimo veicolo della fila” che le ha provocate.

La sentenza è, pertanto, cassata con rinvio.

Avv. Gian Carlo Soave.

L’Avv. Gian Carlo Soave risponde:”Multa e corretta redazione”

12 giugno 2018 di ilbroker https://ilbroker.it/

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 5610/2018, ha stabilito che il decreto prefettizio non sempre deve indicare il luogo in cui si è verificata l’infrazione prevista dal Codice della Strada.

Nel caso in oggetto la Suprema Corte ha respinto il ricorso di un soggetto contro la sentenza del Tribunale che – riformando la pronuncia del Giudice di Pace – aveva rigettato la sua opposizione ad un verbale di violazione (per superamento del limite di velocità) al Codice della Strada.

Detta sentenza aveva ritenuto infondati i motivi di doglianza dell’automobilista il quale lamentando che nel Decreto Prefettizio non fosse stato indicato il tratto di strada in cui si sarebbe verificata l’infrazione affermava che detta mancanza avrebbe dovuto comportare l’invalidità della contestazione non immediata.

La Cassazione non condivide dette doglianze e le respinge in toto richiamando i principi giurisprudenziali consolidati in materia.

L’indicazione del tratto stradale nel decreto è necessaria soltanto nell’ipotesi in cui la violazione venga rilevata utilizzando apparecchiature di rilevamento “a distanza” (autovelox). Se, invece, per la rilevazione dell’infrazione sono state utilizzate apparecchiature direttamente gestite dagli agenti di polizia detta indicazione non è necessaria.

La sentenza impugnata risulta, pertanto, conforme all’orientamento giurisprudenziale della Corte e parte ricorrente non ha validamente allegato o prospettato nulla in contrario.

Il ricorso deve, dunque, essere rigettato.

Avv. Gian Carlo Soave

Cari Genitori, regalate ai figli una polizza vita

“Allocazione del risparmio finalizzato a medio termine da parte di risparmiatori medi e mediopiccoli; gestione del passaggio generazionale , scopo previdenziale: queste le finalità di una polizza vita”

“Dal punto di vista del risparmiatore le polizze vita sono l’unico strumento che consente di attraversare EFFICACEMENTE i momenti di instabilità e incertezza economico-finanziaria”

Sono l’unico strumento che non soffre della volatilità di breve periodo.
Dal punto di vista della previdenza, le polizze vita sono uno dei principali strumenti di allocazione del risparmio previdenziale.

Offrono capitale garantito, si adeguano molto bene al basso profilo di rischio tipico del risparmio previdenziale.

Dopo la riforma Fornero c’è stato un aumento della pressione fiscale, che non ha incentivato il risparmio previdenziale.

E’ necessario un grosso salto culturale: storicamente, i genitori compravano la casa ai figli, oggi, proprio perchè i giovani cominciano ad accumulare contributi previndenziali sempre più tardi, è un’ottima cosa che i genitori avviino per i figli un piano pensione integrativa che poi i figli porteranno avanti quando diverranno percettori di reddito e risparmio.

L’Avv. Gian Carlo Soave risponde: “Avvocato ed Alcoltest”.

@ Digital Ink 2008
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 51284/2017, ha stabilito quando l’automobilista, prima di essere sottoposto ad alcoltest in ospedale, deve essere avvisato della possibilità di farsi assistere da un avvocato.

Le ipotesi possibili sono quella in cui il prelievo di sangue per accertare lo stato di ebbrezza sarebbe stato comunque compiuto nell’ambito delle cure mediche da prestare al ferito e quella in cui, invece, il prelievo è eseguito su richiesta della Polizia Giudiziaria.

Nella prima situazione, secondo consolidata giurisprudenza, l’avviso non è indispensabile; nella seconda, il soggetto va avvertito dalle forze dell’ordine o dal personale medico.

La distinzione trova fondamento nella diversa natura degli accertamenti cui il soggetto coinvolto in un sinistro stradale può essere sottoposto.

Nel primo caso si ha un vero e proprio atto di polizia giudiziaria, equiparabile a quello ex artt. 352 e 354 c.p.p., al quale ha facoltà di assistere il difensore e per il quale vi è l’obbligo di avviso.

Nel secondo caso l’accertamento del tasso alcolemico avviene allo scopo di curare il soggetto e non per cercare le prove di un reato: l’esito dell’esame è utilizzabile nel processo come un documento e non si può, dunque, parlare di atto di polizia giudiziaria.

Nella fattispecie, tra gli atti del processo, vi era il consenso informato dell’imputata al prelievo dal quale si evinceva che l’esame era stato chiesto dalla polizia senza dare avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore. Di qui la decisione del Giudice di ritenere non utilizzabile l’esito dell’esame.

La Procura ha impugnato in Cassazione il provvedimento sostenendo che il prelievo era stato effettuato a seguito d’incidente nel qual caso, ai sensi dell’art.186, comma 5 C.d.S., è obbligatorio l’esame del tasso alcolemico, a prescindere dalla presenza di indizi di reato. Obbligo che renderebbe arbitraria la distinzione tra prelievo effettuato nell’ambito della cura e quello svolto in quanto chiesto dalla polizia.

Gli Ermellini hanno ritenuto che la norma citata non comporti che la misurazione del tasso alcolico in caso di sinistro debba essere svolta con prelievo di sangue potendo essere utilizzato anche l’etilometro, che richiede l’avviso della facoltà di farsi assistere ma non l’intervento di sanitari. Ne deriva che esistano “diversità afferenti alla natura degli atti e alle condizioni cui soggiace la loro utilizzabilità nel processo penale”: quando non vi è cura medica l’atto ha natura di polizia giudiziaria per cui devono sussistere indizi di reato ed occorre l’avviso.

Avv. Gian Carlo Soave.

Avv. Patricia Russo – Question time – Famiglia Assicurazioni infortunio – Danno da parto

USA, Utah, Payson, Nurse listening to heartbeat of newborn in incubator
La Cassazione, con sentenza n. 9048/2018, si è pronunciata in tema di risarcimento del danno in relazione ad una vicenda in cui un bambino era nato con un grave ritardo neuromotorio.

I genitori del piccolo citavano in giudizio l’Università che gestiva il Policlinico Universitario in cui era nato il figlio ritenendo sussistente la responsabilità dei medici che, pur in presenza di una situazione di sofferenza fetale, non eseguirono tempestivamente il parto cesareo e somministrarono eccessive dosi di farmaci.

In primo grado trovava accoglimento la domanda attorea; in secondo grado la Corte d’Appello liquidava il danno subito dal bambino e dai genitoriin maggior misura., negandolo invece in capo ai due fratelli del primogenito nati successivamente.

Questi ultimi ricorrevano in Cassazione ritenendo sussistente il nesso di causa tra errore dei sanitari e danno non patrimoniale patito per le condizioni del familiare.

Secondo la Suprema Corte non sussiste alcun nesso causaletra condotta del sanitario che provochi lesioni a un neonato e il disagio dei fratelli nati dopo in una famiglia non serena: i soggetti non ancora nati e neppure concepiti al momento del fatto illecito non possono chiedere alcun risarcimento.

Gli Ermellini accolgono, invece, la doglianza dell’Università secondo la quale la Corte d’Appello avrebbe sovrastimato il danno patrimoniale da perdita della capacità di lavoro patito dalla vittima primaria, capitalizzando il reddito annuo che il soggetto, se fosse stato sano, avrebbe verosimilmente guadagnato.

La difesa dell’Università sostiene che la capitalizzazione sarebbe dovuta avvenire in base ad un coefficiente corrispondente all’età della vittima al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro, in quanto solo da quel momento nel patrimonio della vittima si sarebbe iniziato a produrre il mancato guadagno.

La Suprema Corte accoglie tale doglianza e rinvia la decisione sul punto alla Corte d’Appello indicando alcuni principi di diritto in tema di danno da perdita della capacità di lavoro ai quali la Corte dovrà attenersi.

L’Avv. Gian Carlo Soave: “Guida in stato di ebbrezza”

Si segnala la sentenza n. 714/2018 del Tribunale di Venezia che ha stabilito l’impossibilità di affermare “oltre ogni ragionevole dubbio” che un automobilista fosse alla guida in stato di ebbrezza qualora l’etilometro utilizzato per i rilievi non sia stato sottoposto alle verifiche annuali per il controllo del rispetto degli errori massimi tollerati.

Nella fattispecie un automobilista fermato in stato di ebbrezza alla guida del proprio veicolo era stato sottoposto ad accertamento mediante etilometro che aveva rilevato un tasso di alcol superiore a quello di legge.

La difesa dell’uomo contestava le condizioni dell’etilometro utilizzato.

Durante l’istruttoria, dall’esame del libretto metrologico dell’etilometro utilizzato dagli agenti accertatori, emergeva che dalla verifica iniziale dell’apparecchio a quella successiva fosse trascorso un periodo di tempo – più di un anno – superiore a quanto previsto dalla circolare ministeriale n. 87/91 del MIT secondo la quale “le verifiche periodiche annuali consistono nella verifica del rispetto degli errori massimi tollerati” e “gli agenti preposti all’utilizzo degli etilometri (…) avranno cura di verificare prima degli accertamenti che gli apparecchi (…) siano in regola con le prescritte visite sia primitiva che periodiche“.

La normativa prevede un modesto margine di errore in cui può incorrere l’etilometro, anche quando siano state compiute le verifiche richieste.

Nel caso in esame il superamento della soglia è risultato modesto.

Alla luce di tale circostanza, della mancanza del corretto adempimento delle verifiche annuali e della possibilità di un ulteriore margine di errore, il Tribunale ha ritenuto non provato, oltre ogni ragionevole dubbio, che l’imputato fosse alla guida del veicolo avendo assunto una quantità di alcol superiore alla soglia consentita.

Il Tribunale ha quindi assolto l’imputato in quanto il fatto non sussiste.

Avv.Gian Carlo Soave

Cybersecurity: perché stanno raddoppiando gli attacchi nella sanità?

I cybercriminali vanno dove si fanno soldi e nel 2017 sembrano aver scoperto delle miniere d’oro in ospedali, cliniche e laboratori medici in genere.

Secondo l’ultimo report dei McAfee Labs sulle minacce informatiche, nel 2017 c’è stata una vera e propria esplosione di incidenti informatici nel settore sanitario americano, con il numero totale delle infrazioni dichiarate che è più che triplicato rispetto al 2016. Del resto, sembra sia molto facile monetizzare tutto quello che riguarda la salute dei cittadini: gli ospedali sono molto propensi a pagare in caso di attacco ransomware per evitare il blocco dell’operatività delle corsie; l’esfiltrazione dei dati dei pazienti frutta sul mercato nero circa 50 dollari per cartella sanitaria; i sistemi usati dagli ospedali risultano essere in assoluto i meno protetti e i più vetusti, aprendo infinite possibilità di monetizzazione ai cybercriminali.

Buona parte di queste vulnerabilità è raccolta nei “PACS”, i sistemi usati dai laboratori per archiviare i risultati degli esami e renderli disponibili tramite Internet a tutte le loro sedi o ad altri istituti. Christiaan Beek, il ricercatore che ha approfondito il tema, ha avuto libero accesso a risonanze magnetiche, lastre di raggi X e referti di ogni tipo semplicemente usando motore di ricerca Shodan su Internet. Addirittura, scaricando il file completo di una risonanza magnetica liberamente accessibile, è stato in grado di stampare in 3D una copia del bacino della paziente esaminata.

Inoltre, le scarse misure di sicurezza hanno permesso al ricercatore di modificare tutti i dati di un esame radiografico, ricaricandolo sul sistema originale con un nome di fantasia. Dà molto da pensare il fatto che niente gli avrebbe impedito di sostituire il file originale, mettendo a rischio la vita del paziente a causa delle informazioni false fornite ai medici curanti.

Per fortuna, causare la morte di uno sconosciuto non è una fonte di guadagno, perché altrimenti siamo sicuri che i criminali non ci penserebbero due volte prima di iniziare ad approfittarne e le difese degli ospedali non sarebbero molto d’aiuto.

FONTE: Il Sole 24 Ore