I RISCHI DA RESPONSABILITÀ CIVILE SANITARIA IN ITALIA 2010-2017

6 novembre 2018 di ilbroker

L’IVASS pubblica il Bollettino statistico sui rischi da responsabilità civile sanitaria (medical malpractice)

Il rischio da responsabilità civile sanitaria fa parte del ramo responsabilità civile generale.
La copertura del rischio da r.c. sanitaria può essere realizzata con ricorso alle polizze assicurative o, in alternativa, tramite la cosiddetta “autoritenzione” del rischio stesso da parte delle strutture sanitarie pubbliche. Quest’ultima modalità di gestione del rischio è in crescita.

Il Bollettino riporta i dati statistici separatamente per le due suddette forme di copertura.
Di seguito i principali risultati per il 2017:

 le imprese assicurative hanno raccolto 585 milioni di euro di premi;

 risultano assicurate circa 270.000 unità di personale sanitario e 4.800 strutture, di cui poco meno del 15% sono pubbliche;

 è finito in contenzioso circa il 14% dei sinistri risarciti a titolo definitivo tra il 2010 e il 2017 e il 27% di quelli messi a riserva nel bilancio d’esercizio 2017;

 il numero di strutture pubbliche assicurate è in costante diminuzione: è passato da 1.404 del 2010 a 685 del 2017;

 il grado di concentrazione nella r.c. sanitaria è elevato (anche superiore a quello del ramo r.c. generale): le prime 5 imprese hanno il 70% dei premi e le prime 10 il 90% circa;

 il premio medio pagato dai professionisti sanitari ammonta a 803 euro nel 2017, in crescita del 13% rispetto al 2016;

 le imprese estere non vigilate dall’IVASS sono molto attive nel settore e raccolgono il 94% dei premi delle strutture pubbliche;

 le imprese operanti nel settore registrano in media una perdita tecnica nell’assicurazione dei rischi delle strutture, mentre i loro risultati sono positivi nelle coperture dei rischi del personale sanitario; tra il 2012 e il 2016 è in forte crescita il numero di strutture pubbliche che accantonano risorse per gestire internamente il rischio.

Il valore dei fondi accantonati nel 2016 da queste strutture a tal fine ammonta a 511 milioni di euro, superiore del 70% a quello dei premi versati nello stesso anno per la gestione assicurativa del rischio stesso.

L’Avv. Gian Carlo Soave risponde: “sinistro stradale e caso fortuito”

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Con ordinanza n. 18075/2018, la Cassazione ha affermato che non si può condannare l’Ente custode della strada (Anas) per omessa custodia se la macchia d’olio, che ha provocato il sinistro non può essere rimossa dal personale dipendente: trattasi di caso fortuito imprevedibile ed inevitabile.

Nel caso in oggetto un automobilista aveva chiesto “il risarcimento dei danni cagionati alla propria autovettura in conseguenza del sinistro stradale (…) quando ne aveva perso il controllo della guida per la presenza di una macchia oleosa sul manto stradale“.

La domanda attorea veniva rigettata in primo e in secondo grado.

In particolare, la Corte d’Appello ha affermato che si ha caso fortuito anche nell’ipotesi di pericolo imprevedibile e inevitabile che deriva dalla condotta di terzi, prima che si possa esigere un comportamento riparatore del custode: la macchia d’olio sul manto stradale rappresenta un caso fortuito, non potendosi pretendere la presenza fissa del personale Anas sulla strada.

Gli Ermellini condividono le conclusioni della Corte d’Appello in osservanza di consolidati orientamenti in sede di legittimità: “a) l’art. 2051 cod. civ., nel qualificare responsabile chi ha in custodia la cosa per i danni da questa cagionati, individua un criterio di imputazione della responsabilità che prescinde da qualunque connotato di colpa, sicché incombe al danneggiato allegare, dandone la prova, il rapporto causale tra la cosa e l’evento dannoso, indipendentemente dalla pericolosità o meno o dalle caratteristiche intrinseche della prima; b) la deduzione di omissioni, violazioni di obblighi di legge di regole tecniche o di criteri di comune prudenza da parte del custode rileva ai fini della sola fattispecie dell’art. 2043 cod. civ., salvo che la deduzione non sia diretta soltanto a dimostrare lo stato della cosa e la sua capacità di recare danno, a sostenere allegazione e prova del rapporto causale tra quella e l’evento dannoso; c) il caso fortuito, rappresentato da fatto naturale o del terzo, è connotato da imprevedibilità ed inevitabilità, da intendersi però da un punto di vista oggettivo e della regolarità causale (o della causalità adeguata), senza alcuna rilevanza della diligenza o meno del custode; peraltro le modifiche improvvise della struttura della cosa incidono in rapporto alle condizioni di tempo e divengono, col trascorrere del tempo dall’accadimento che le ha causate, nuove intrinseche condizioni della cosa stessa, di cui il custode deve rispondere“.

Il ricorso è stato rigettato.

Avv. Gian Carlo Soave.

L’Avv. Gian Carlo Soave risponde: “Risarcimento e buche stradali”

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Si segnala che secondo l’orientamento della Cassazione il risarcimento danni provocato da eventi riconducibili alla presenza di buche stradali è dovuto solo ove la buca non sia stata segnalata o se l’utente non poteva evitarla o avvistarla in alcun modo; nulla è dovuto se il custode prova il caso fortuito rappresentato anche dalla imprudente condotta dell’utente della strada.

Sono due le norme che rilevano in materia di responsabilità del custode: l’art 2051 c.c – che contiene una presunzione di responsabilità dell’ente proprietario che deve custodire la strada in modo che non sia di pregiudizio ai suoi utenti – e l’art. 2043 c.c. in forza del quale il custode è responsabile se la buca rappresenta un’insidia stradale, in quanto non era né prevedibile, né evitabile da parte di chi circolava in quel tratto.

A seguire si evidenzia la giurisprudenza di legittimità in materia.

Con ordinanza n. 12032/2018 la Cassazione ha affermato che “il caso fortuito idoneo a fare venire meno la responsabilità del custode può essere costituito anche dal comportamento colposo del danneggiato”.

In tal senso anche l’ordinanza n. 6034/2018 secondo la quale “nella categoria delle cause di esclusione della responsabilità oggettiva per danno da cose, la condotta del danneggiato che entri in interazione con queste si atteggia diversamente a seconda del grado di incidenza causale sull’evento dannoso, in applicazione – anche ufficiosa – dell’art. 1227 c.c., primo comma: quanto più la situazione di possibile danno è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l’adozione – oggetto di dovere generale riconducibile all’art. 2 Cost. e comunque rispondente ad un’esigenza di ragionevole regolazione della propria condotta – delle cautele da parte dello stesso danneggiato normalmente attese in rapporto alle circostanze, tanto più incidente deve considerarsi l’efficienza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino a rendere possibile che detto comportamento interrompa il nesso eziologico tra fatto ed evento dannoso“.

Ed ancora aderiscono al medesimo orientamento l’ordinanza n. 2298/2018 e la n. 7887/2018.

La prima ha respinto il ricorso di proprietario e conducente di un ciclomotore avverso la sentenza di secondo grado che “affermata la prevedibilità della buca e ricondotto esclusivamente all’imprudente condotta di guida del conducente il suo mancato avvistamento, ha coerentemente escluso la ricorrenza degli elementi della non prevedibilità e la non visibilità del pericolo- necessari ad integrare l’insidia stradale ai sensi dell’art. 2043 cod. civ. (sulla base dell’inquadramento compiuto dal primo giudice e non contestato in sede di gravame); né le censure relative all’erroneità del richiamo all’art. 149 C.d.S. e alla supposizione che le vetture che precedevano il ciclomotore avessero un’«andatura non lineare» valgono a incrinare la sostanziale coerenza di una motivazione che è basata sulla prevedibilità dell’esistenza di buche stradali e sulla possibilità di avvistarle con una condotta di guida più attenta alle condizioni del manto stradale (tenuto conto anche dell’ampiezza dell’avvallamento e dell’orario «centro-diurno» in cui si era verificato il sinistro).”

La seconda ha affermato che non si ha insidia stradale se l’evento lesivo è provocato da “una buca poco profonda, di modeste dimensioni, tale da poter essere evitata prestando una semplice attenzione nel camminare“.

Ne consegue che il risarcimento del danno dovuto alla presenza di buca presente sul manto stradale spetta se l’ente proprietario o il gestore della strada non abbia provveduto a segnalare o a riparare la buca, contravvenendo agli obblighi di manutenzione.

Nessun risarcimento è dovuto se la buca si è formata per un evento atmosferico o per un fenomeno imprevedibile e inevitabile da parte dell’ente – che il custode ha l’onere di provare – o se l’utente nel circolare non si attenga alle regole di comune diligenza.

Avv. Gian Carlo Soave.

RC auto: 583 euro il premio medio italiano (+0,9%)

IL BROKER
Il blog per l’Intermediario Assicurativo

Di seguito la tabella con i dati relativi ai premi medi RC auto e variazioni annuali.

13 le regioni con costi in aumento; Friuli Venezia Giulia e Campania in testa.

Il premio medio dell’RC auto in Italia continua ad aumentare, seppur a ritmi più contenuti rispetto al passato. A rilevare i rincari è stato l’osservatorio di Facile.it (dati completi disponibili a questo link: https://www.facile.it/assicurazioni/osservatorio/rc-auto-italia.html) secondo cui, ad agosto 2018, per assicurare un’auto servivano mediamente 582,71 euro, ovvero lo 0,90% in più rispetto ad un anno fa.

Il valore è stato calcolato analizzando oltre 6,8 milioni di preventivi raccolti dal comparatore negli ultimi 12 mesi e le quotazioni offerte da un panel di compagnie rappresentanti, in base alla raccolta premi, circa il 54% del mercato RCA italiano*.

Leggendo nel dettaglio i risultati emerge però un andamento regionale piuttosto differenziato; se è vero che i rincari hanno riguardato gli automobilisti di 13 regioni italiane, è altrettanto vero che nelle altre 7 le tariffe sono diminuite. La forbice delle variazioni annuali, quindi, è compresa tra il – 8,23% della Valle d’Aosta e il + 6,12% del Friuli Venezia Giulia.

«Gli aumenti delle tariffe registrati durante l’estate sono stati tendenzialmente contenuti e hanno riguardato solo alcune aree del Paese», commenta Diego Palano, Responsabile BU assicurazioni di Facile.it. «Complessivamente, considerando anche altri dati ufficiali, è possibile attendersi per il 2018 un periodo di sostanziale stabilità sul fronte dei prezzi. Chi dovrà valutare l’acquisto o il rinnovo di una polizza RC Auto nell’immediato futuro potrà quindi approfittare di questa situazione, probabilmente ancora per pochi mesi, per confrontare le offerte delle diverse compagnie e risparmiare sull’assicurazione, prima di possibili nuove ondate cicliche di rincari».

Dove le tariffe sono aumentante….

A guidare la classifica dei rincari c’è il Friuli Venezia Giulia, che nel corso dei 12 mesi ha visto crescere del 6,12% il premio medio RC auto; gli automobilisti della regione possono però consolarsi perché, nonostante gli aumenti, il costo medio registrato ad agosto per assicurare un’automobile in FVG (433,60 euro) rimane tra i più bassi d’Italia.

Segue nella classifica degli aumenti la Campania, dove la tariffa RC auto è salita del 4,68%; gli automobilisti campani continuano a pagare il premio medio più alto della Penisola, che ormai da mesi ha superato la soglia psicologica dei 1.000 euro stabilizzandosi, ad agosto 2018, a 1.036,20 euro, vale a dire quasi il 78% in più rispetto alla media nazionale.

Terzo posto per il Trentino Alto Adige, con un aumento delle tariffe pari al 4,56%, ma anche in questo caso il premio medio registrato ad agosto 2018, 434,85 euro, risulta essere tra i più bassi del Paese.

… e dove sono diminuite

Sette le regioni italiane che, invece, ad agosto 2018 hanno registrato un calo delle tariffe su base annuale. Guida la classifica la Valle d’Aosta, dove il premio medio, pari a 371,95 euro, è diminuito dell’8,23%, confermando la regione come l’area dello Stivale dove assicurare un’auto costa meno.

Segue nella graduatoria l’Umbria, dove la tariffa media è diminuita del 6,17%, stabilizzandosi a 531,42 euro, mentre al terzo posto si posiziona la Calabria; nella regione, però, nonostante il calo del 2,17% rispetto a 12 mesi fa, le tariffe continuano a restare molto elevate, con un premio medio che ad agosto 2018 è stato pari a 674,37 euro, secondo solo a quello della Campania.

Le garanzie accessorie

Guardando alle scelte degli automobilisti in materia di garanzie accessorie, ancora una volta l’assistenza stradale, inserita nel 44,8% dei preventivi, si conferma come la preferita dagli italiani. Il valore risulta in aumento di 2,5 punti percentuali rispetto a 12 mesi fa, crescita che non sorprende se si considera che il parco auto italiano continua ad invecchiare; ad agosto 2018 l’età media dei veicoli era pari a 10 anni e 2 mesi, 3 mesi in più rispetto a quella registrata nell’agosto 2017. Interessante notare, inoltre, come la percentuale di automobilisti che inserisce l’assistenza stradale nel preventivo vari notevolmente a seconda della regione, con punte di oltre 7 automobilisti su 10 in alcune aree del Sud Italia come la Campania, la Calabria, la Puglia e la Sicilia.

Classifica dei 100 top manager: in crescita Elkann, Ruffini, Bono, i Doris e Squinzi

2 agosto 2018 di ilbroker

La classifica Top Manager Reputation, l’osservatorio permanente realizzato da Reputation Manager, che ogni mese monitora la reputazione online delle figure apicali delle principali aziende italiane, relativa al mese di giugno, vede al primo posto Sergio Marchionne che fino a poco tempo prima della sua improvvisa scomparsa ha come di consueto animato il dibattito online grazie ai risultati conseguiti e ai piani per il futuro di FCA. Il manager a giugno totalizza un punteggio di 81,54, il più alto di sempre, in crescita di 2,13 punti rispetto alla rilevazione precedente. In primo piano per la sua identità digitale il riscontro positivo da parte di media e mercati dopo la presentazione del piano industriale, l’annuncio dell’azzeramento del debito di FCA e i piani di investimento nell’elettrico. Contenuti positivi inoltre riguardano l’annuncio del manager sull’arrivo del Suv Ferrari nei prossimi due anni e i risultati senza precedenti per Jeep, protagonista di una grande strategia di rilancio voluta da Marchionne, che ha sottolineato la crescita del marchio nel corso della cerimonia in cui è stata data in comodato d’uso gratuito all’Arma dei Carabinieri una Jeep Wrangler attrezzata per lavorare in spiaggia. Si è trattato della sua ultima apparizione pubblica.

Urbano Cairo è stabile al secondo posto con un punteggio di 74,35 (-0,65). L’identità digitale del manager è sempre caratterizzata da un’ottima articolazione di notizie ed eventi rilevanti:

• Risultati finanziari 2017 positivi per il Torino

• “La7 Roadshow” per raccontare ii risultati positivi di La7

• Sesto anniversario di F

• “Fuorigioco”, nuovo supplemento estivo della Gazzetta

Francesco Starace, AD di Enel, è in terza posizione con un punteggio di 67,45 (+0,53). Il manager, recentemente nominato Cavaliere del Lavoro, ha siglato due importanti risultati per Enel in America Latina:

• Conquista di Eletropaulo, la prima società di distribuzione elettrica del Brasile, con il 70% dei consensi degli azionisti sulla sull’opa di Enel.

• Acquisto del 21% di Unifit, il maggiore operatore di fibra ottica sudamericano

In crescita

John Elkan, Presidente di Fca, guadagna una posizione arrivando al quarto posto con un punteggio di 61,92 e un incremento di 3,79 punti. La sua reputazione è consolidata dai contenuti positivi relativi a:

• Azzeramento del debito di Fca e previsioni di Elkann sul “futuro luminoso”

• Lancio di Exor Seeds un fondo di venture capital da 100 milioni di dollari che investirà in startup tecnologiche

• Fondazione Agnelli fa nascere la scuola per imprenditori innovativi al Politecnico di Torino

Remo Ruffini, Presidente e AD di Moncler, sale al sesto posto guadagnando una posizione e realizzando un punteggio di 58 con un incremento di 3,07 punti, grazie soprattutto all’accelerata del titolo Moncler che da inizio anno segna un balzo del 58% dopo le dichiarazioni del manager sugli ottimi risultati del gruppo che “sta andando bene ovunque con sviluppo “double digit” sui mercati principali”. Ruffini, nominato Cavaliere del Lavoro, è tornato inoltre a parlare del progetto Genius, svelato per la prima volta a febbraio durante la fashion week di Milano, il modello “moda a tempo zero” che annulla le stagioni prevedendo una produzione di nuovi capi su base mensile, soprattutto per seguire i trend dei più giovani sempre in cerca di nuovi prodotti. Ruffini ha dichiarato a Reuters che un domani potrebbe essere esteso a tutta l’offerta Moncler, un’idea ambiziosa osservata ovviamente con molta attenzione nel settore.

Giuseppe Bono, AD di Fincantieri, ritorna in top 15 dopo alcuni mesi, salendo di dieci posizioni e arrivando al quattordicesimo posto con un punteggio di 51,13 e un incremento di 2,93 punti. L’immagine del manager nell’ultimo periodo ha goduto di una esposizione mediatica rilevante per la consegna della Seaview, “la nave più grande e tecnologicamente avanzata a essere stata progettata e costruita in Italia”. La nave è stata consegnata dall’amministratore delegato di Fincantieri alla Mediterranean Shipping Company in una cerimonia con i governatori di Friuli, Massimiliano Fedriga, e Veneto, Luca Zaia.

Ennio Doris, Presidente di Mediolanum, arriva in ventesima posizione con un punteggio di 48,76 guadagnando 11 posizioni e 1,83 punti rispetto alla rilevazione precedente. L’evento in primo piano per la sua identità digitale è l’inaugurazione della Casa della Consulenza a Milano, che riunirà tutti i family banker che operano sul territorio milanese. Nella stessa occasione Doris ha presentato anche i primi due spot di Banca Mediolanum realizzati da Armando Testa, che saranno on air per un mese con un investimento di 3,5 milioni di euro. Anche Massimo Doris, Ad di Mediolanum, raccoglie il riscontro positivo di queste novità insieme ai conti positivi di Mediolanum, guadagnando 14 posizioni e salendo al 43° posto con un punteggio di 44,92 (+2,02).

Da segnalare anche la crescita reputazionale dell’Amministratore unico di Mapei Giorgio Squinzi, che guadagna 12 posizioni raggiungendo il 39° posto con 45,77 punti (+2,27). L’imprenditore, che è anche patron del Sassuolo, a giugno è stato premiato con il diploma per meriti sportivi del Master in Sport business strategies, nato dalla collaborazione fra Verde Sport, Università Ca’ Foscari e Ca’ Foscari Challenge School. Squinzi infatti è un imprenditore che da anni investe nello sport, dapprima nel ciclismo con un team che ha fatto la storia nelle due ruote e quindi nel calcio, con il Sassuolo, capace di arrivare a consolidarsi nel massimo campionato italiano, affacciandosi alle competizioni europee, con uno stadio di proprietà e progetti solidi.

La classifica completa dei Top 100 manager è disponibile su: www.topmanagers.it

Smart working: entro il 2020 sarà realtà nella maggior parte delle aziende

13 agosto 2018 di ilbroker

Da ANSA.IT

Lo smart working, ovvero la possibilità di lavorare in mobilità fuori dalla sede aziendale, è un’agevolazione di cui già godono molti dipendenti e sarà sempre più diffuso anche in Italia, tanto che tra due anni sarà una realtà consolidata nella maggior parte delle aziende. Secondo un’indagine realizzata da InfoJobs, il 70% delle aziende indica lo smart working come un’abitudine che, da qui al 2020, diventerà di uso comune. Per il 21% infatti verrà adottata dalla maggior parte delle aziende e per ben il 49% sarà la norma per le imprese di servizi/beni immateriali mentre più difficilmente si potrà estendere al resto del tessuto produttivo. La situazione ad oggi: diminuiscono le aziende contrarie, ma sono ancora la metà (quasi) Ad oggi, il 39% delle aziende ha già implementato politiche di smart working. Di queste, il 27% lo ha attivato solo per alcune aree funzionali, mentre per il 12% coinvolge tutti i dipendenti. C’è poi un 12% di imprese che ne prevede l’introduzione entro due anni. Quasi la metà delle aziende è però ancora reticente (49%), una percentuale in diminuzione dell’11,5% rispetto al 2016. Di questi, il 41% non ha intenzione di implementare lo smart working per motivi interni mentre l’8% non lo fa per mancanza di supporti tecnologici. I vantaggi Lo smart working è sicuramente visto come una leva strategica per attrarre nuovi talenti, che lo vedono come un elemento differenziante nel 37% dei casi o comunque come un incentivo su cui far leva insieme anche ad altri elementi quali il grado di responsabilità e le condizioni economiche nel 42%. Il 78% lo ritiene infatti un valore che potrebbe migliorare la qualità della vita dei dipendenti, la loro motivazione e inciderebbe positivamente sulla produttività e per il 59% porterebbe comunque un cambiamento positivo, anche se soltanto in alcune aree e non in tutti settori o per tutte le posizioni. Come monitorare il lavoro fuori sede Una delle maggiori preoccupazioni e quindi reticenze nell’adottare lo smart working riguarda la troppa libertà del dipendente e il controllo della produttività. Per monitorare l’attività svolta durante lo smart working e valutare così la produttività del dipendente, il modo migliore è quello della verifica con il proprio responsabile degli obiettivi prefissati. Solo una piccola parte delle aziende indica metodi più radicali come un report a fine giornata (16%) o addirittura un controllo informale per accertarsi l’effettiva reperibilità del lavoratore (12%).

E-bike: verso l’assicurazione obbligatoria? Lascia un commento

24 luglio 2018 di ilbroker

Per le bici a pedalata assistita potrebbe essere all’orizzonte una vera rivoluzione: una proposta della Comunità Europea prevede l’introduzione dell’assicurazione obbligatoria.

La Direttiva proposta dalla Commissione Europea includerebbe invece la categoria delle “light power assisted bicycles”, i pedelec, tra i veicoli a motore, soggetti dunque all’obbligatorietà di avere un’assicurazione. E questo a prescindere dal luogo d’utilizzo, su strade pubbliche, sterrate o private, e senza considerarne le caratteristiche tecniche: ciò che conta è che siano “mezzi di trasporto” a motore. Alla base della proposta c’è senz’altro la considerazione che l’aumento dell’utenza che impiega questi veicoli determina fatalmente un aumento potenziale degli incidenti: anche se a soli 25 km/h, lo scontro con un veicolo simile o l’investimento di un pedone possono avere conseguenze non banali. Se in linea teorica non appare tanto bizzarro determinare una differenza tra “bici classica” e “bici a pedalata assistita”, senz’altro appare eccessivo l’accomunarla come figura giuridica addirittura ad uno scooter. […]

FONTE: moto.it

”Guida in stato di ebbrezza”: risponde l’Avv. Gian Carlo Soave

31 luglio 2018 di ilbroker

Si segnala la sentenza n. 714/2018 del Tribunale di Venezia che ha stabilito l’impossibilità di affermare “oltre ogni ragionevole dubbio” che un automobilista fosse alla guida in stato di ebbrezza qualora l’etilometro utilizzato per i rilievi non sia stato sottoposto alle verifiche annuali per il controllo del rispetto degli errori massimi tollerati.

Nella fattispecie un automobilista fermato in stato di ebbrezza alla guida del proprio veicolo era stato sottoposto ad accertamento mediante etilometro che aveva rilevato un tasso di alcol superiore a quello di legge.

La difesa dell’uomo contestava le condizioni dell’etilometro utilizzato.

Durante l’istruttoria, dall’esame del libretto metrologico dell’etilometro utilizzato dagli agenti accertatori, emergeva che dalla verifica iniziale dell’apparecchio a quella successiva fosse trascorso un periodo di tempo – più di un anno – superiore a quanto previsto dalla circolare ministeriale n. 87/91 del MIT secondo la quale “le verifiche periodiche annuali consistono nella verifica del rispetto degli errori massimi tollerati” e “gli agenti preposti all’utilizzo degli etilometri (…) avranno cura di verificare prima degli accertamenti che gli apparecchi (…) siano in regola con le prescritte visite sia primitiva che periodiche“.

La normativa prevede un modesto margine di errore in cui può incorrere l’etilometro, anche quando siano state compiute le verifiche richieste.

Nel caso in esame il superamento della soglia è risultato modesto.

Alla luce di tale circostanza, della mancanza del corretto adempimento delle verifiche annuali e della possibilità di un ulteriore margine di errore, il Tribunale ha ritenuto non provato, oltre ogni ragionevole dubbio, che l’imputato fosse alla guida del veicolo avendo assunto una quantità di alcol superiore alla soglia consentita.

Il Tribunale ha quindi assolto l’imputato in quanto il fatto non sussiste.

Avv. Gian Carlo Soave.

Oltre 6 milioni gli italiani bocciati all’esame di guida!

31 luglio 2018 di ilbroker

Respinti almeno una volta il 15% degli uomini ed il 20.4% delle donne

Il 95% degli italiani ha la patente; 36.000 automobilisti, però, l’hanno conquistata dopo più di tre tentativi falliti.

Milano, luglio 2018. Il periodo che segue la fine della scuola è spesso, per i neo diciottenni, quello dedicato all’esame di guida; ma se è vero che oggi il 95% degli italiani di età compresa fra i 18 ed i 74 anni ha la patente, non sempre questa arriva al primo tentativo. Grazie all’aiuto di un sondaggio* condotto per Facile.it (https://www.facile.it) dall’Istituto mUp Research in collaborazione con Norstat, si è scoperto che gli automobilisti italiani che hanno ripetuto almeno una volta l’esame di guida sono oltre 6.200.000.

Teoria e pratica

Dalle risposte date dal campione, rappresentativo della popolazione italiana di età compresa fra i 18 ed i 74 anni in possesso di patente, è emerso che la vera bestia nera per chi cerca di conseguire la patente è l’esame pratico. Se sono stati costretti a ripetere la teoria poco meno di 2.900.000 automobilisti, quando si guarda alla seconda prova, quella su strada, il numero dei bocciati sale fino a superare i 3.460.000. C’è, infine, un nutrito sottoinsieme di guidatori, circa 216.000, che prima di potersi mettere al volante hanno dovuto ripetere sia la teoria sia la pratica.

Quante volte?

Facile.it ha voluto indagare ancora più nel dettaglio e non si è accontentata di chiedere solo se si fosse stati costretti a ripetere l’esame, ma anche quante volte. Ecco quindi che si è saputo che sono circa 1.660.000 gli automobilisti che hanno ripetuto una sola volta la prova, oltre 4.000.000 quelli che hanno rifatto l’esame due volte, poco più di 505.000 i patentati che per tre volte si sono presentati al cospetto dell’esaminatore prima di avere il suo via libera e ben 36.000 quelli che hanno conquistato la patente dopo più di tre tentativi.

Uomini e donne. Nord e Sud

Analizzando più da vicino il campione preso in esame si è potuto verificare quali fossero le differenze fra uomini e donne, ma anche fra chi risiede nelle diverse aree del Paese. Se a livello complessivo i bocciati almeno una volta all’esame della patente sono il 17,7% del totale, fra gli uomini la percentuale scende al 15%, mentre sale fino a raggiungere il 20,4% fra le donne. Tra gli uomini che hanno dovuto ripresentarsi all’esame il 64,7% lo ha fatto due volte, percentuale alta, ma comunque inferiore anche questa volta rispetto a quella del campione femminile, pari addirittura al 67,2%.

Nord e Sud

Andando invece a leggere i dati in chiave geografica, gli automobilisti che più spesso sono stati bocciati all’esame di guida sono quelli che risiedono al Centro Italia dove ben il 20,8% dei patentati ha dovuto ripresentarsi almeno una volta. A seguire gli automobilisti del Nord Ovest (19,3%) e quelli del Nord Est (16,8%). In ultimo una curiosità; la gestione di una famiglia, a quanto pare, distrae dallo studio e se fra chi fa parte di una famiglia da due o più elementi le percentuali di bocciati oscillano fra il 16,5% ed il 22,6%, tra i single hanno ripetuto l’esame solo il 16,6% dei patentati.

”Caduta del pedone sulla pubblica via”: l’avv. Gian Carlo Soave risponde!

17 luglio 2018 di ilbroker

La Cassazione, con ordinanza n. 17324/2018, ha rigettato la richiesta di risarcimento di una donna nei confronti del Comune per i danni patiti a seguito della caduta in una buca, non segnalata, esistente sulla pubblica strada.

Nel merito la Corte d’Appello aveva rigettato la domanda di risarcimento evidenziando che sul luogo del sinistro non vi era alcuna insidia e che la caduta si era verificata di primo mattino in condizioni di perfetta visibilità: “la danneggiata era perfettamente consapevole, ovvero avrebbe potuto esserlo con l’ordinaria diligenza, delle condizioni difficoltose di percorrenza del tratto in oggetto“.

La donna ricorre nanti la Suprema Corte lamentando violazione dell’art. 2051 c.c. e delle regole sulla responsabilità del custode, in quanto l’ente proprietario della strada avrebbe potuto liberarsi dimostrando il caso fortuito.

Secondo la giurisprudenza di legittimità la condotta del danneggiato muta a seconda dell’incidenza causale sull’evento dannoso ed è richiesta una valutazione che tenga conto del dovere generale di ragionevole cautela: ne consegue che quanto più la situazione di possibile danno può essere prevista e superata attraverso l’adozione di normali cautele tanto più rileva il comportamento imprudente fino al punto di interrompere il nesso tra fatto ed evento dannoso.

Nel caso in esame i giudici a quo hanno accertato proprio che un comportamento diligente da parte dell’infortunata avrebbe evitato il fatto dannoso: manca quindi il nesso di causalità tra l’anomalia presente sul manto stradale e la caduta della vittima.

Non spetta quindi il risarcimento per la caduta in strada laddove si dimostri che la rottura del manto stradale fosse superficiale e quindi facilmente evitabile.

Il ricorso viene rigettato dovendosi escludere la responsabilità del Comune stante il comportamento disattento ed imprudente del soggetto idoneo ad interrompere il nesso tra fatto ed evento dannoso.

Avv. Gian Carlo Soave.